La fotografia ha un potere che va oltre l’estetica. Può scuotere, denunciare, dare voce a chi non ne ha. Con il progetto Pink Forest, ho scelto di usare l’immagine come strumento di riflessione, di lotta, di memoria. Questo lavoro nasce dalla necessità di dire basta alla violenza sulle donne. Di prendere posizione.
Le protagoniste dei miei scatti sono figure femminili sospese nel tempo e nello spazio, immerse in una natura che non è solo cornice, ma rifugio, complice, testimone. Il bosco, con la sua verticalità austera e il suo silenzio carico di significato, diventa lo scenario di una solitudine forzata, di una ricerca di libertà, ma anche di una resistenza silenziosa.
In alcuni scatti la donna è seduta, vulnerabile ma ancora presente. In altri, cammina nella nebbia, simbolo di confusione e paura, ma anche di passaggio. Il contrasto tra la delicatezza dei corpi e la durezza dell’ambiente naturale crea una tensione visiva che non vuole lasciare indifferenti. Come il dolore che queste immagini rappresentano.
Ho scelto volutamente una palette cromatica desaturata o fredda, nebbiosa, per dare forza all’atmosfera di sospensione e allusione. Ogni elemento – la postura, l’abbigliamento, la distanza dal soggetto – contribuisce a raccontare un frammento di vissuto. Ma soprattutto, a ricordare che dietro ogni numero, ogni notizia, c’è una persona. Una donna. Un’anima.
Con questo progetto voglio dire che la fotografia può essere bellezza, ma anche presa di coscienza. E che l’arte può e deve parlare. Prendere posizione. Agire.
“Pink Forest” è il mio modo per dire: basta. Basta al silenzio. Basta alla paura. Basta alla violenza.
Se vuoi condividere questo progetto o collaborare per portarlo in spazi espositivi, iniziative sociali o campagne di sensibilizzazione, scrivimi.

